
Insomma, che funzioni si sa. La questione problematica, per molti, è avvicinarsi a una pratica che richiede assiduità e tempo.Tra le obiezioni più frequenti cui mi capita di dover rispondere cito, a titolo di esempio, le seguenti:
- non ho tempo di fare gli esercizi
- sono troppo stanco e quando faccio gli esercizi mi addormento
- faccio gli esercizi quando sono in forma, ma quando sono giù o sono pieno di preoccupazioni non ci riesco proprio.
Il punto è questo: il primo esercizio è scegliere di fare l’esercizio. Trattandosi di una pratica orientata al cambiamento dello stile di vita e del pensiero, la meditazione – possiamo chiamarla training della consapevolezza, oppure mindfulness – non va solamente “capita”: non funziona se la “sai”, ma se la “fai”.
Non è però necessario essere monaci tibetani per dedicarsi a questa attività. Si può essere anche professionisti occidentali inseriti in un tessuto urbano frenetico, o studenti senza un attimo di respiro, o casalinghe immerse nei propri rituali domestici. E’ possibile lasciarsi contaminare dalla presenza costante e rassicurante di esercizi di spostamento dell’attenzione e respirazione per mezzora al giorno, o approfittare di brevi pause di tre-dieci minuti per inserire le cosiddette “micropratiche”, cioè veri e propri stacchi mentali in cui si sceglie consapevolmente di uscire dal proprio funzionamento abituale e automatico, riprendendo coscienza di ciò che è nel momento in cui è, cioè accogliendo sensazioni, emozioni e pensieri del momento senza giudicarli, frenarli, controllarli, censurarli. Basta un semplice reminder automatico, come una sveglia, o un’app dedicata per smartphone (per esempio Mindfulness Bell, Mindfulness, Headspace) per interrompere a intervalli prestabiliti la routine con qualche minuto di attenzione su se stessi e sul respiro.
Ma attualmente c’è di più. L’unione delle pratiche meditative e delle psicotecniche di matrice neurologica ha portato all’emersione di una nuova disciplina, che viene chiamata neuromeditazione. Si tratta in sintesi di una forma di meditazione facilitata, assistita o verificata da un processo di condizionamento, induzione o controllo delle onde cerebrali, effettuato tramite un supporto tecnologico.
Uno stato meditativo reale e profondo corrisponde a un’espansione delle onde alpha (8-12 Hz) soprattutto nella zona posteriore del cervello e nell’emisfero destro, con possibili stati di trance evidenziati da un aumento delle onde Theta (4-8 Hz), che caratterizzano più frequentemente e stabilmente gli stati ipnotici (non è questa la sede per discutere quali e quanti punti di sovrapposizione ci siano tra stati gli di “risveglio” meditativo e quelli di trance ipnotica).
Per verificare che un soggetto lasci andare i pensieri in eccesso (diminuzione delle onde Hi-beta frontali) e allo stesso tempo non si addormenti (espansione delle onde Delta), è possibile monitorare in tempo reale il funzionamento del suo cervello mentre medita, con l’apposizione di pochi elettrodi sul cuoio capelluto, che permettono di visualizzare e registrare un tracciato elettroencefalografico su computer e capire come guidare l’esperienza meditativa del cliente.
In alternativa è possibile utilizzare una tecnica di neurofeedback, con la stessa serie di elettrodi (da leggersi come sensori di elettricità interna, non come induttori), incentivando e quindi condizionando tramite appositi software il raggiungimento e il mantenimento delle onde più corrette attarverso ricompense acustiche. In parole povere, la persona a occhi chiusi sente un brano musicale quando il suo cervello si adegua alle soglie di funzionamento previste, e la musica si interrompe quando le frequenze cerebrali escono dai confini stabiliti, determinando così a poco a poco un condizionamento automatico delle onde prescelte (sessioni da 20-40 minuti).
Un terzo modo con cui è possibile interagire tecnologicamente con la meditazione è il brainwave entrainment, cioè la modificazione progressiva della velocità delle onde cerebrali attraverso stimoli visivi/fotici, o acustici (binaurali o isocronici) digradanti, che assumano il ruolo di stimolo dominante e conducano il cervello a rallentare fino alla velocità migliore per lo stato meditativo, in 20-40 minuti.
Infine è possibile sfruttare i rapidi effetti dell’elettrostimolazione transcranica (CES), attraverso la quale vengono indotte con regolarità per 20-60 minuti microscariche elettriche del tutto innocue e impercettibili, attraverso i lobi delle orecchie, fino all’allineamento delle onde cerebrali allo stato alpha indotto dall’esterno.
In tutti questi modi il training alla mindfulness in studio diventa più semplice per i soggetti meno predisposti, più rapido per tutti e spesso immediatamente soddisfacente grazie alle proprietà rilassanti e decomprimenti dello stato alpha.
Nella pratica è possibile abbinare diverse modalità di intervento contemporaneamente: CES come approccio rapido iniziale, neurofeedback come apprendimento progressivo, mindfulness tradizionale come pratica immersiva e cognitiva, brainwave entrainment come complemento acustico degli esercizi quotidiani. Ogni intervento, comunque, va realizzato sartorialmente sulla base dell’esperienza personale del soggetto, e dopo una seduta di monitoraggio e mappatura dell’attività cerebrale dello stesso.