Come viene trattato? Con antinfiammatori nel 30,6% circa dei casi, con paracetamolo nel 22,2% e con oppioidi deboli nel 14,3%. Ma il 45,5% dei pazienti si dichiara insoddisfatto dalla cura. Non funziona tanto, dicono. Questi aspetti, riportati dal portale Doloredoc nel 2011, emergono da un’indagine tra 192 pazienti, condotta parallelamente a una indagine tra 325 medici.

Sarebbe utile e intellettualmente corretto ricordare, insegnare o comunicare l’efficacia delle pratiche meditative, provata in Oriente da più di due millenni di risultati empirici e in Occidente da tre decenni di ricerche scientifiche. Un percorso di training alla mindfulness e una pratica quotidiana pur breve portano a risultati eccellenti e stabili. Per quanto riguarda il meccanismo degli effetti analgesici, diversi studi (tra cui Orme-Johnson et al., Neuroreport, 21,1359-63,2006).hanno dimostrato su volontari sani in meditazione una riduzione del 40-50% della risposta evocata dall’attivazione periferica delle vie dolorifiche nel cervello, a livello del talamo e della corteccia prefrontale. Inoltre è ancora più comprovato l’effetto della mindfulness sul controllo delle componenti psicologiche che circondano il dolore che, come è noto, è un fenomeno percettivo complesso nell’ambito del quale il pensiero ricorsivo, l’ansia e la paura generano un effetto aggravante e amplificante.
Le ricerche si sono moltiplicate esponenzialmente negli ultimi dieci anni, i più grandi contributi teorici, divulgativi e metodologici attuali arrivano da medici, come J. Kabat-Zinn e D.J. Siegel. Prima di trangugiare l’ennesima pillola, pensaci.
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